Vitalità della Materia

... Nel catalogo monografico approntato alla fine del 1994, Pino Dato segnalava i suoi "...colori materici, ora sfumati ora netti, che ti rifanno pensare alle incongruità dell'essere", invitando a non cercare "nei quadri di Anna Fabris  pessimismo od ottimismo, categorie di pensiero fatue... Cercate la vita, la materia, e il suo misterioso, affascinante divenire".
... Anna ha sempre continuato a elaborare, a interessarsi di nuove tecniche e di materie, alla comunicazione del fare, alla visibilità e alla consapevolezza critica delle proprie ricerche, ribadendo la 'materia' come campo privilegiato di indagine e di scoperta: inizialmente più come assestamento armonico di un ritmo con suggestioni particolari, misteriose, ricche di echi, di 'figure' e modulazioni inattese e sconosciute nello spazio - tipiche di un certo astrattismo lirico - piuttosto che come manifestarsi di qualità intrinseche proprio dell'informale. Affondo nello spazio psichico dell'informale e 'decorazione' (nel senso aggiuntivo e migliorativo di valore emozionale) hanno occupato per anni l'attenzione di Anna Fabris, sollecitata da una naturale, istintiva predilezione per il gesto che manipola la materia, per una manualità espressiva non casuale, ma sempre più coltivata non attraverso strumenti (matite, pennelli, spatole, paste cromatiche) ma direttamente agendo con le mani su materie diverse di uso reinventato, trasformandone 'il senso' e contemporaneamente subendone la capacità informativa di sensi, capace di sollecitare conoscenze esterne e percezioni dal profondo, attivando giacimenti di memorie visive collegate alla tattilità, all'esplicazione e all'esplicitazione manuali. Per 'vitalità' della materia Anna intende esattamente la capacità che essa ha, nella sua ridistribuzione ritmica nello spazio, di far affiorare nodi, nuclei di vissuto profondo, di sbloccare stratificazioni, di sciogliere incrostazioni e labirinti, in un fare che diventa ascolto di sé, penetrazione del proprio respiro come riscoprirsi, adeguarsi e armonizzarsi nel ritmo vitale e, insieme, evento liberatorio e terapeutico, che consente di manipolare, di modellare e levigare 'grumi' dispersi e dolorosi della propria esperienza. Una vera e propria 'traduzione' che dà all'intimo tattilità e visibilità, un'emergenza che evita che i bubboni delle sofferenze e inquietudini nascoste nelle pieghe della coscienza, negli abissi del subconscio restino sommersi, incancreniscano e diventino mortali. I titoli dei suoi lavori sono significativi, anche se è necessario insistere per ottenerli. "Preferisco mettere 'senza titolo', perché in fondo sono tutti il manifestarsi della stessa problematica esistenziale: presa di contatto con ansie, dolori, 'groppi irrisolti', trombi nelle arterie". Hanno a mio avviso, il fascino dell'essenzialità espressiva, che eleva l'opera a scoperta ben al di sopra dell'emotività soggettiva, del diario sentimentale, ma dichiarano per tutti la possibilità dell'affiorare delle percezioni di dentro, attraverso le maglie e le geometrie del fluire della vita, le quali si fanno elastiche all'attenzione, al pensiero che vigila, alla coscienza che valuta, consentendo l'emergere e la comunicazione di uno o più nodi. Tuttavia il loro più vero significato non sta nel risultato, nell'opera in quanto finita, ma nel lungo e meditato processo operativo in cui l'artista (e dietro a lei l'osservatore) seleziona, pesa, ricorda, manipola, tira i fili di canapa, li allenta, richiamando esperienze e ad esse reagendo in termini di vita/morte, passione/rabbia, rosso/nero, nero/bianco, azzurro/oro, flusso/sospensione, piatto e rilevato.
La tridimensionalità, e in molti casi la continuità spaziale in direzioni diverse o multiple, ci confermano che Anna Fabris si muove nell'ambito dell'energia psichica, creando campi di 'respiro' della materia nel tempo (fluire) e nello spazio (gonfiarsi dei grumi, distendersi slargarsi o marezzarsi dei canapi colorati ad acrilico), sempre tra le due bande di passato e futuro che contengono il presente.
... Dal 1997  Anna Fabris è stata anche molto assorbita dall'interesse prima per l'esperienza della ceramica a cottura Raku e poi dalla magia dei colori imprigionati ed esaltati dai processi di vetrofusione, dando prove di valore della propria passione per la scoperta delle qualità manipolative, costruttive ed espressive delle materie e delle tecniche più diverse, convinta davvero che soprattutto da quell'esercizio imparino i sensi, formando ed 'informando' l'intelligenza col reale e promuovendo la capacità originale, creativa e 'ricreativa', dell'intervento artistico. La 'misura' e la discrezione con cui agisce con e sulle materie sono esiti di un'efficace intenzionalità progettuale e ritmica, così che il percorso di chiarificazione emotiva e psicologica diviene itinerario estetico - di distesa e accentuata sensibilità - ma anche etico e di ricerca e individuazione di senso come significato, direzione esistenziale e aspirazione ad uno statuto armonico tra intimo e visibile.

Padova, Febbraio 1999
Giorgio Segato